Cirò

Cirò

La storia di Cirò, antica Ypsicron, località esposta ai venti, è ricca di fascino. Reperti archeologici testimoniano la presenza, sul luogo, di popolazioni indigene sin dall’età del ferro. Il sito fu teatro di un incontro armonico tra due diverse civiltà: la genialità e la ricchezza greca si fuse con l’eleganza e la concretezza della civiltà latina.

I primi coloni greci sbarcati sulle coste calabresi rimasero talmente impressionati dalla fertilità di questa terra ricca di vigneti che la chiamarono “Enotria” e cioè “terra dove si coltiva la vite alta da terra”.

Lo stesso antico nome della Calabria venne poi esteso a tutta l’Italia. Grande era anche il valore che gli antichi greci attribuivano ai vigneti calabresi: risulta infatti dalle tavole di Eraclea che un appezzamento di terra coltivata a vite valeva circa sei volte un campo coltivato a cereali.

I contadini ellenici portarono con loro tecniche nuove di vinificazione e nuovi vigneti da impiantare: sono infatti di probabile origine greca alcuni tipi di vite ancora presenti sul suolo calabrese e cioè il gaglioppo, il greco bianco e il mantonico, tanto per citarne solo alcuni.

Alcune città assunsero un ruolo di primo piano nello sviluppo della coltivazione della vite: Sibari e Crotone si distinsero in maniera particolare dando origine alla produzione del “Krimisa” antenato dell’attuale Cirò. Fra l’altro Cremissa era anche il nome della colonia greca, sede di un imponente tempio dedicato a Bacco, situata più o meno dove oggi c’è Cirò Marina.

Oggi come allora il Cremissa era ed è  il “vino ufficiale delle Olimpiadi” e probabilmente è stato il primo esempio di sponsor secondo l’attuale definizione. Lo stesso Milone di Crotone, vincitore di ben sei olimpiadi, pare fosse un grande estimatore di questo vino che per tradizione veniva offerto agli atleti che tornavano vincitori dalle gare olimpiche.

La tradizione è stata riportata in auge, anche e sopratutto per rilanciare l’immagine del Cirò che si era andata un pò offuscando negli ultimi tempi, alle Olimpiadi di Città del Messico  nel 1968 e Atene 2004,  dove tutti gli atleti partecipanti hanno avuto la possibilità di gustare il Cirò come vino ufficiale.

Con la decadenza della Magna Grecia la coltivazione della vite subì un notevole tracollo e perse tutta l’importanza che aveva raggiunto.

Probabilmente, però, la fase di maggiore crisi, che allo stato attuale potremmo definire brillantemente superata, la viticoltura calabrese la subì nell’Ottocento quando l’arrivo della fillossera causò la decimazione dei vigneti e la quasi scomparsa delle coltivazioni.

In questi ultimi anni il Cirò, soprattutto nella tipologia Rosso, Bianco e Rosato, sta riacquistando la sua antica grandezza anche per merito di numerose aziende che hanno saputo rinnovarsi, pur non rinnegando la tradizione, sia per quanto riguarda i vitigni veri e propri che per le tecniche di vinificazione.

Grazie alle tre versioni di Cirò che i vitigni offrono ai palati più esigenti e non solo, questo vino ben si sposa con ogni tipo di piatto: rosso e rosato vengono solitamente abbinati ai piatti di carne, mentre per il bianco è immancabile l’accostamento con i piatti a base di pesce e i dolci della tradizione.

Cirò Città del vino.

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